Clos du Mont Olivet – Chateauneuf-du-Pape

mont olivet

Ed eccomi finalmente a raccontarvi delle scoperte fatte in Provenza lo scorso anno, insieme ad Alessandro. Siamo partiti l’ultimo weekend di giugno: io volevo vedere la lavanda in fiore e questo era uno degli ultimi weekend in cui era ancora possibile vederla nei campi. Ma oltre a questo, di certo l’intento era anche di vistare qualche cantina di Chateauneuf du Pape.

Partiamo la mattina presto. Liguria, Cote d’Azur e poi arriviamo finalmente ad Avignone per le 13 circa. Un caldo torrido. Velocissima visita al famoso Pont d’Avignon con tanto di canzoncina che risuona nell’audioguida che abbiamo preso all’entrata del ponte, uno sguardo al palazzo dei Papi e poi si riparte. Destinazione quel piccolo borgo che è appunto Chateauneuf du Pape, pochi chilometri a nord della città.

Su consiglio di un mio docente del corso da sommelier, avevo prenotato la visita con degustazione a Clos du Mont Olivet. Dalla strada si vede il paese di Chateauneuf in cima alla collina e poco prima di arrivare in cima si trova questo cartello a dare il benvenuto in una delle zone vinicole più interessanti di Francia:

vigneti

La particolarità dei vini di Chateauneuf è sicuramente data dall’origine dei suoi terreni: i piedi di vigna affondano le loro radici in un terreno sassoso, color giallo ocra, formato dai sassi che localmente vengono chiamati “galets”. Questa tipologia di terreno ha una grandissima capacità di trattenere il calore, che si genera durante il giorno, per rilasciarlo di notte, evitando così forti escursioni termiche e garantendo un’ottimale maturazione dei grappoli.

I vini di Chateauneuf posso essere prodotti utilizzando fino a 13 diversi vitigni. Nello Chateauneuf rosso spicca certamente la Grenache noire, insieme a Syrah, Mourvèdre e Cinsault. Nella versione bianca troviamo Grenache blanc, Bourboulence, Clairette e Roussane. In ogni caso, i vini rossi a Chateauneuf costituiscono il 95% della produzione totale.

SDC14064 - Copia

I nostri assaggi:

  • Clos du Mont Olivet rouge 2004 – 80% Grenache, 10% Syrah, 6% Mourvèdre, 4% Cinsault, Counoise, Vaccarèse, Muscardin, Terret noir, Picpoul noir – 15% vol
  • Clos du Mont Olivet rouge 2010
  • La Cuvée du Papet: prodotto solamente nelle annate migliori e per la prima volta nel 1989, questo vino è ottenuto solamente dalla vinificazione delle 3 vigne storiche di Grenache, le cui viti più antiche sono state piantate nel 1901. Completano l’opera Syrah e Mourvèdre in percentuali variabili.

Prezzo medio a bottiglia oltre i 20 euro. Sono vini che hanno una grande capacità d’invecchiamento, fino a circa 15/20 anni dalla vendemmia. Le uve vengono vinificate insieme per poi continuare l’invecchiamento in botti di rovere. Vini complessi e molto ben strutturati, che necessitano piatti altrettanto ben strutturati per l’abbinamento.

Abbiamo aperto la bottiglia di Mont Olivet 2004 l’altra sera, in occasione di una cena a base di tartufo a casa di amici, di cui vi parlerò molto presto. L’abbinamento era perfetto.

Clos du Mont Olivet
3 Chemin du Bois de la Ville
84230 Chateuneuf du Pape – Francia
http://www.clos-montolivet.fr

Cascina Bruciata – Barbaresco (CN)

image_738563_full

Che bella scoperta!

Innanzitutto una precisazione: a noi non piace parlare solo ed esclusivamente di grandi vini, grandi aziende ed etichette conosciute. A noi piace andare alla ricerca di piccoli produttori, di persone che seguendoti nella degustazione dei loro vini sanno trasmetterti tutta la loro passione per la terra, l’uva e il vino. Persone che magari hanno le mani nere e consumate dal lavoro in vigna, ma che parlano dei loro prodotti come se fossero – e lo sono – loro figli, cresciuti e portati alla maggiore età col sudore della fronte. Gente di campagna che ti accoglie in casa propria e ti offre prodotti tipici del territorio da accompagnare alla degustazione, gente con la quale è un piacere immenso trascorrere un paio d’ore a parlar di vino, gente che ti permette sempre di ampliare le tue conoscenze e scoprire ogni volta una diversa sfaccettatura di quello che è il mondo enologico.

Ed ecco che scopriamo Cascina Bruciata e il signor Carlo Balbo, che domenica 3 novembre ci ha accolto in casa sua. 8 ettari coltivati a Nebbiolo e Dolcetto in uno dei cru di Barbaresco più conosciuti, il Rio Sordo.

Siamo nel comune di Barbaresco, in uno scenario a dir poco meraviglioso, soprattutto in questa stagione, con le vigne che si tingono di una varietà incredibile di gialli, arancioni e rossi, creando una tavolozza di colori degna di un quadro di Monet. Troviamo (non proprio facilmente a dir la verità!) l’azienda e subito il Sig. Balbo ci accoglie con la moglie e i due figli, accompagnandoci dapprima ad osservare le sue vigne da un punto panoramico, in fondo al cortile. La vista spazia all’orizzonte, il sole sta per tramontare, la foschia si alza e il paesaggio è fiabesco. “Quello è il cru Rio Sordo” indica il Sig. Carlo, spiegandoci la collocazione di tutti i suoi vigneti.

La visita prosegue in cantina, prima nella zona di vinificazione, dove è ancora molto riconoscibile il profumo vinoso della fermentazione da poco conclusa, e poi sotto, nella barricaia. Lunghe file di botti di Allier ci danno il benvenuto e in fondo notiamo anche la presenza di due botti grandi, dove viene fatto affinare infine il Barbaresco.

DSC_0081

Ci spostiamo infine nella sala degustazione, dove sono lì belle belle pronte e tutte in file 7 bottiglie rappresentative della produzione aziendale. Ecco che cosa abbiamo degustato:

  • BARBERA D’ALBA DOC 2012 (9 euro): un’intensità di profumi a dir poco sconvolgente vi sorprenderà all’olfatto. Frutta rossa fresca e note floreali predominano, in bocca è ancora molto fresco ma ha una lunga persistenza e una buona struttura. E’ la prima annata prodotta da Cascina Bruciata e direi che il risultato ottenuto è ottimo. E ve lo dice una a cui la Barbera non piace…
  • DOLCETTO D’ALBA DOC 2011: prodotto con uve Dolcetto coltivate in Rio Sordo, in bocca si notano le caratteristiche principali del Dolcetto, l’astringenza è ben percettibile sulle gengive e sul palato. Vino fresco e facile da bere, anche grazie al passaggio in barrique
  • LANGHE NEBBIOLO DOC 2011 “USIGNOLO” (10 euro): sempre prodotto con uve nebbiolo coltivate in Rio Sordo, piacevole sia al naso che in bocca, con tutte le caratteristiche che contraddistinguono il nebbiolo nella sua tipicità. Tannico al punto giusto, con profumi che ricordano la viola e le more, è facile da bere.
  • BARBARESCO DOCG 2007 BASE: eccoci. Siamo arrivati. Questo è IL NEBBIOLO nella sua miglior declinazione. Ammetto che sono un po’ di parte perché il Barbaresco è il mio vino preferito (come anche per mio papà), ma qui iniziamo a far sul serio. Il colore è di un bel rosso rubino con riflessi granati, al naso è intenso e persistente, con note speziate alla fine. 12 mesi in barrique e 12 mesi in botte grande. Ottimo.
  • BAROLO DOCG CANNUBI-MUSCATEL (32 euro): ebbene sì, il sig. Carlo produce anche un migliaio di bottiglie di Barolo, l’unica azienda a produrre il Cannubi-Muscatel. E non per niente si dice il Re dei Vini, il Vino dei Re. Colore granato, morbido in bocca, caldo. Al naso intenso, si notano la prugna e sentori di spezie dolci. Elegante. Grande vino.
  • BARBARESCO DOCG RIO SORDO (23 euro): il Top. Prodotto solamente nelle annate migliori, affinamento in barrique. Sprigiona note molto riconoscibili di tabacco e cioccolato, eucalipto e mentuccia ne contraddistinguono il carattere balsamico, tipico dei vigneti di Rio Sordo. Beh, che altro dire: fantastico, accattivante e coinvolgente. Ti rapisce.

DSC_0086

Dopo averci deliziati con i loro vini e incantati con i loro racconti, il Sig. Carlo e signora ci salutano con un cesto di cuneesi al rum, al torroncino, alla grappa…..e chi resiste?? Facciamo i nostri acquisti e salutiamo la famiglia del signor Carlo, complimentandoci con lui. Ritorneremo presto. E salendo in macchina pensiamo “Che bella scoperta….”

Azienda Cascina Bruciata – Strada Rio Sordo nr 46, Barbaresco (CN)

http://www.cascinabruciata.it