La Tarte Tatin di Ernst Knam

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Ecco un’altra delle ricette “must to do” secondo la mia top ten: la famosissima tarte Tatin, torta francese che oltrepassa le frontiere e diventa una colonna portante della pasticceria internazionale. I dolci alle mele sono i miei preferiti, rimangono fragranti e racchiudono in se’ la dolcezza fantastica di questo frutto, creando una golosità senza eguali.

Conoscete la storia della tarte Tatin? Secondo la leggenda, questo dolce sarebbe originario di Lamotte-Beuvron, nel centro della Francia: le sorelle Stephanie e Caroline Tatin gestivano un ristorante, che esiste ancora sotto il nome di “hôtel-restaurant Tatin”, di fronte alla stazione frequentata da molti cacciatori. Una domenica, mentre preparavano una torta di mele per il pasto di alcuni cacciatori, una delle sorelle dimenticò di porre la pasta brisée al di sotto della torta, lasciando caramellare così le mele nel burro e nello zucchero. Per rimediare all’errore pose dunque la pasta brisée al di sopra del composto ottenuto e poi capovolse il tutto in un piatto. I cacciatori apprezzarono questa torta, che divenne così la torta Tatin (fonte Wikipedia).

Come ogni grande ricetta che si rispetti, quindi, anche la tarte Tatin nasce da un errore. In rete e sui vari libri di cucina troverete diverse varianti, alcune con la frolla, altre con la brisée e altre ancora con la sfoglia. Alcune vi consiglieranno di caramellare le mele con lo zucchero e il burro direttamente sul gas del fornello, altre in forno. Io vi propongo la ricetta del famoso pasticcere Ernst Knam, conosciuto anche come il Re del Cioccolato. Nulla di difficile, credetemi.

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COSA VI OCCORRE (per una tortiera di 26 cm di diametro):

  • Per il ripieno:
  • 5 mele renette
  • 150 gr di zucchero semolato
  • 50 gr di burro
  • scorza grattugiata di un limone
  • Per la frolla:
  • 200 gr di burro
  • 200 gr di zucchero
  • 75 gr di uova (circa 1 uovo e mezzo)
  • un pizzico di sale
  • una stecca di vaniglia
  • 8 gr di lievito in polvere (mezza bustina)
  • 400 gr di farina 00

COME DOVETE PROCEDERE:

Iniziate con il preparare la frolla: in una ciotola lavorate il burro ammorbidito con lo zucchero e i semi della vaniglia. Utilizzate le mani per questa operazione, così da amalgamare bene il tutto. Unite poi le uova, la farina, il lievito e il sale. Impastate bene il tutto, abbastanza velocemente, formate una palla, avvolgete con la pellicola e ponete a riposare in frigorifero per 30 minuti.

Nel frattempo sbucciate e togliete il torsolo alle mele, poi tagliatele in 4 pezzi. Imburrate la tortiera e distribuite dei ciuffetti di burro sul fondo, irrorando poi il tutto con metà dello zucchero (75 gr). Disporre metà mele con la parte concava verso l’alto, spolverizzare con lo zucchero rimanente. Infine mettere le restanti mele con la parte concava verso il basso, alternandole alle precedenti. Infornare a 230°C per 15 minuti. Lo zucchero potrà sembrarvi tanto e la frolla verrà decisamente dolce, ma si sposa benissimo con il carattere un po’ asprigno delle mele renette.

Intanto togliere la frolla da frigo e stenderla ad uno spessore di 2 mm, tenendola 2/3 cm più grande del diametro della tortiera.

Quando le mele sono pronte, toglierle dal forno e cospargerle con la scorza di limone grattugiata. Coprirle con il disco di frolla, rimboccando i bordi verso il basso. Cuocere la torta a 180°C per circa una mezz’ora (in realtà dipende molto dal vostro forno, io ci ho messo anche qualche minuto in più. Regolatevi guardando la frolla, quando sarà ben dorata è pronta).

Badate bene a non utilizzare uno stampo a cerniera, altrimenti in fase di caramellizzazione delle mele, il liquido uscirà dal fondo della tortiera!

Lasciare intiepidire e poi sformare la torta, capovolgendola. Se gradite, accompagnate con una salsa alla vaniglia o una pallina di gelato.

Vive la France!

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Blueberry Plumcake

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Il profumo dei muffins ai mirtilli è qualcosa di indescrivibilmente buono, che mi fa venire l’acquolina in bocca all’istante. Tutte le volte che mi capita di andare da Starbucks prendere un caramel macchiato con un muffin ai mirtilli è un must! Purtroppo succede ben poche volte, visto che ancora Starbucks non è sbarcato in Italia…perciò ho deciso di far da me. Mirtilli presi, belli grossi e anche abbastanza dolci (purtroppo molto spesso quelli che si trovano al super sono tanto grossi quanto insapore…), ricerco un po’ sul web qualche ricetta a cui ispirarmi e incappo nel blog di Antonella, Croce e Delizia. Lei propone la ricetta classica di Donna Hay, australiana DOC che ha scritto molti libri di cucina made in Australia. Questa versione dei muffins prevede l’utilizzo della “sour cream”, che viene ottenuta aggiungendo i fermenti lattici alla panna fresca o allo yogurt e lasciandolo rapprendere per 10-12 ore a temperatura ambiente coperto da un canovaccio. E’ facile farla in casa ma può essere tranquillamente sostituita con dello yogurt naturale intero di buona qualità. Ed è ciò che ho fatto io, visto che come al solito di tempo non ne avevo…e la voglia di un dolce ai mirtilli non poteva aspettare 10-12 ore!!

Ora voi vi chiederete….”Ma perchè continua a parlarci di muffins ai mirtilli mentre nel titolo della ricetta si parla di plumcake?”

Bene: non avevo a casa i pirottini per i muffins e non avevo tempo e/o voglia di star lì a disporre tutte le monoporzioni in silicone sulla placca del forno..e poi avevo un bellissimo stampo in ceramica per plumcake da inaugurare! Perciò, cambio di direzione e decido di versare tutto l’impasto nello stampo del plumcake. E poi a noi il plumcake piace tantissimo…e fa proprio colazione.

Ecco quindi la ricetta, con la quale otterrete 12 muffins nel caso decideste di optare per questa soluzione. Io ho dovuto solamente aggiustare il tempo di cottura: nella ricetta originale troverete scritto 20/25 minuti. Per il mio plumcake ce ne sono voluti 45/50, ma ovviamente dipende anche dal vostro forno. Fate sempre comunque la prova con lo stuzzicadenti prima di sfornare.

INGREDIENTI

  • 280 gr di farina 00
  • 2 cucchiaini di lievito per dolci
  • 2 uova
  • 150 gr di zucchero
  • 70 ml di olio di semi
  • 230 gr di yogurt naturale intero (o sour cream se volete farla)
  • 200 gr di mirtilli freschi
  • un pizzico di sale

PROCEDIMENTO

In una ciotola mescolare tutti gli ingredienti secchi: farina, zucchero, lievito e sale. In un altro contenitore sbattere con la frusta a mano le uova, lo yogurt e l’olio di semi. Passare i mirtilli ben asciutti nella farina e setacciarli per eliminare l’eccesso.  In questo modo non andranno sul fondo in cottura.

Amalgamare pian piano il composto liquido a quello asciutto ed infine aggiungere i mirtilli infarinati, incorporandoli dal basso verso l’alto.

Rivestire lo stampo da plumcake con un foglio di carta forno bagnato e strizzato, versare l’impasto ed infornare a 180° C per 45/50 minuti. Lasciar raffreddare e sformare. Spolverizzare a piacere con dello zucchero a velo.

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‘A Pastiera

“Currite, giuvinò! Ce stà ‘a pastiera!”
E’ nu sciore ca sboccia a primmavera,
e con inimitabile fragranza
soddisfa primm ‘o naso,e dopp’a panza.
Pasqua senza pastiera niente vale:
è ‘a Vigilia senz’albero ‘e Natale,
è comm ‘o Ferragosto senza sole.
Guagliò,chest’è ‘a pastiera.Chi ne vuole?
Ll’ ingrediente so’ buone e genuine:
ova,ricotta,zucchero e farina
(e’ o ggrano ca mmiscato all’acqua e’ fiori
arricchisce e moltiplica i sapori).
‘E ttruove facilmente a tutte parte:
ma quanno i’ à fà l’imposto,ce vò ll’arte!
A Napule Partenope,’a sirena,
c’a pastiera faceva pranzo e cena.
Il suo grande segreto ‘o ssai qual’è?
Stu dolce pò ghì pure annanz’ o Rre.
E difatti ce jette. Alludo a quando
il grande Re Borbone Ferdinando
fece nu’ monumento alla pastiera,
perchè facette ridere ‘a mugliera.
Mò tiene voglia e ne pruvà na’ fetta?
Fattèlla: ccà ce stà pur’ a ricetta.
A può truvà muovendo un solo dito:
te serve pe cliccà ncopp ‘ a stu sito.
Màngiat sta pastiera,e ncopp’ a posta
dimme cumm’era: aspetto  na’ risposta.
Che sarà certamente”Oj mamma mia!
Chest nunn’è nu dolce: è na’ poesia!”

(da www.pastiera.it)

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E se Pasqua senza pastiera niente vale…beh non mi resta che provare a farla! Era un’altra delle mie ricette da provare a fare almeno una volta, quelle imprese in cui ci mettiamo a volte, sapendo già a priori che dobbiamo prenderci una giornata intera per poterle realizzare. Un po’ come quando decidiamo di fare la Sacher o i croissant, rinfrescare il lievito madre o fare il panettone.

Ma – precisa come sono io – non mi sono fatta andare bene una ricetta qualunque: volevo il top della pastiera napoletana, la ricetta originale, la tortiera giusta e gli aromi tradizionali. Ecco che mi viene in mente la mia amica Carla: con un marito napoletano e una passione innata per Napoli, chi meglio di lei poteva darmi le dritte perfette? La chiamo, anzi le mando un messaggio su Facebook eee tac! In men che non si dica si presenta a casa mia con 8 (e dico 8!) tortiere di diverse misure…ops ho detto tortiera: la pastiera VA FATTA nel classico “ruoto” di ferro stagnato o alluminio, che permette una migliore diffusione del calore e una cottura ottimale della crema all’interno. Inoltre, la pastiera va servita senza toglierla dal ruoto perchè è molto fragile e a sformarla si rischia di romperla.  Ma Carla non si ferma qui: insieme al ruoto mi porta “Il grande libro della pasticceria napoletana” e l’aroma millefiori. Carla I love you!!! (e prima di avermi portato tutte queste cose ovviamente mi ha scritto: ma ce l’hai la tortiera apposita?? e la ricetta giusta?? quella con lo strutto eh?? e gli aromi? e canditi???)

Bene. Leggo la ricetta e scopro che la pastiera napoletana per tradizione va fatta il Giovedì Santo (massimo il Venerdì) per essere mangiata la domenica di Pasqua. Questo per permettere a tutti gli aromi di amalgamarsi alla perfezione nell’impasto. Io ovviamente non ho tempo di farla nè il giovedì nè il venerdì..e pazienza per questa volta la farò il sabato.

L’attuale versione della pastiera viene fatta nascere probabilmente nell’antichissimo convento di San Gregorio Armeno. Una suora volle che in quel dolce, simbologia della Resurrezione, si unisse il profumo dei fiori dell’arancio del giardino del convento. Alla ricotta mescolò una manciata di grano, che, sepolto nella bruna terra, germoglia e risorge splendente come oro, aggiunse poi le uova, simbolo di nuova vita, l’acqua di mille fiori odorosa come la primavera, il cedro e le aromatiche spezie venute dall’Asia.

Ci sono due scuole di pensiero: la più antica insegna a mescolare alla ricotta semplici uova sbattute; la seconda, più innovatrice, consiglia di mescolarvi una densa crema pasticcera che la rende più leggera e morbida.

Io ho optato per la versione classica.

INGREDIENTI:

Per la pasta frolla:

  • 300 gr di farina 00
  • 150 gr di strutto
  • 150 g di zucchero
  • 3 uova

Per il ripieno:

  • 200 gr di grano cotto
  • 400 ml di latte
  • 1 cucchiaio di strutto
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • 1 bacca di vaniglia
  • 350 gr di ricotta di pecora
  • 300 gr di zucchero
  • 5 uova
  • 80 gr di acqua di fiori d’arancio
  • 1/2 fialetta di aroma millefiori
  • 2 limoni
  • 150 gr di canditi misti: cedro, arancia, macedonia (ci vorrebbe la cocozzata, la zucca in realtà)
  • zucchero a velo q.b.

PROCEDIMENTO:

Mettete a cuocere, a fuoco basso, il grano con il latte, lo strutto, i semi della bacca di vaniglia e lo zucchero, fino a quando il grano avrà assorbito tutto il liquido (dovrà di diventare come un risotto). Volendo potete fare quest’operazione anche il giorno precedente, in quanto poi il grano va fatto raffreddare per bene.

Nel frattempo preparate la pasta frolla secondo la classica ricetta: fate la fontana con la farina, aggiungetevi lo strutto ammorbidito e le uova, lo zucchero e se vi piace aromatizzate con la buccia di limone o arancia. Impastate velocemente, fate una palla, avvolgetela con la pellicola trasparente e lasciate riposare in frigorifero per almeno un’oretta.

Passate la ricotta al setaccio, unite i 300 gr di zucchero, aggiungetevi i 5 rossi d’uovo e tre bianchi montati a neve ben ferma, la scorza grattugiata di 2 limoni, l’acqua di fiori d’arancio, l’aroma millefiori e i canditi.

Quando il grano sarà ben raffreddato, unitelo alla ricotta e mescolate per bene. Stendete una parte della pasta frolla su un foglio di carta forno, mantenendo uno spessore uguale allo spessore del bordo del ruoto. Capovolgetela poi nella tortiera, unta di strutto, ed eliminate delicatamente la carta forno. Foderate per bene lo stampo, dopodichè versate all’interno la crema di ricotta, rimanendo per circa 2 cm al di sotto del bordo. Con la frolla rimasta ricavate delle strisce che metterete a griglia sopra la crema.

Infornate per circa 1 ora e mezza a 150/180° C. Quando la crema sarà ben dorata la pastiera sarà pronta.

Lasciatela raffreddare per bene e, dopo averla spolverata di zucchero a velo, servitela direttamente dalla tortiera stessa.

N.B. la mia frolla è uscita piuttosto morbida, perciò ho deciso di lasciarla sulla carta forno. Ho provato poi a sformarla una volta fredda, con tutta la carta, e ce l’ho fatta. Ma in ogni caso se la vostra frolla viene un po’ più solida, lasciatela nella tortiera.

ABBINAMENTO: un passito o una vendemmia tardiva vanno benissimo!

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Lo Zelten trentino

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Lo zelten è la torta tipica natalizia del Trentino Alto Adige. So che ormai siamo praticamente usciti dal periodo delle festività – e infatti io l’ho cucinato proprio per la sera di Natale – ma sicuramente abbiamo ancora in giro frutta secca e frutta candita, perciò potrebbe essere un ottimo modo per utilizzarle. E’ una torta che a mio avviso va benissimo anche per la colazione, per essere inzuppata nel latte. E’ molto compatta e perciò non si disferà, mantenendo invece tutto il liquido all’interno.

Le origini di questo dolce sono mitteleuropee e risalgono al XVIII secolo, quando veniva offerto dal 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, per tutta la durata delle feste. Un’altra leggenda invece dice che questo dolce veniva preparato il 21 dicembre, vigilia di San Tommaso. Tutta la famiglia partecipava alla preparazione dello Zelten, soprattutto le giovani donne, che lavoravano con dedizione, poichè il dolce veniva poi donato al loro futuro fidanzato o sposo. Una volta preparato il dolce, la madre segnava con una croce il centro dello Zelten e lo benediva prima di infornarlo. Una volta pronto, lo Zelten veniva benedetto un’ultima volta e poi riposto nella credenza, dove veniva conservato fino all’Epifania, quando veniva diviso tra tutta la famiglia.

INGREDIENTI:

  • 350 gr farina 00
  • 2 bustine di lievito vanigliato
  • 120 gr di burro
  • 170 gr di zucchero
  • 1 dl di latte
  • 4 uova
  • 120 gr di gherigli di noce
  • 120 gr di fichi secchi
  • 100 gr di scorze di arancia candite
  • 60 gr di uvetta sultanina
  • 50 gr di pinoli
  • 2 bicchierini di rum o maraschino

PROCEDIMENTO:

In una ciotola setacciate la farina insieme al lievito e nel frattempo mettete l’uvetta ad ammollare nel liquore. Tritate grossolanamente le noci e i pinoli.

Montate il burro ammorbidito con lo zucchero fino ad ottenere un composto gonfio e spumoso; incorporate le uova una ad una, il latte intiepidito e la farina setacciata con il lievito. Lavorate a lungo il composto (se utilizzate un robot da cucina fatelo andare per 7/8 minuti a velocità media), incorporate quindi il liquore, l’uvetta ben strizzata, il trito di noci e pinoli, le scorze di arancia candite e i fichi secchi a dadini. Se non avete in casa queste varietà di frutta secca potete utilizzare anche mandorle o nocciole. Stesso dicasi per le scorzette candite, va bene anche il cedro ad esempio.

Foderate con carta forno uno stampo di 24 cm di diametro e versatevi il composto. Cuocete in forno a 175° C per 45 minuti circa. Sfornate lo Zelten su una gratella e lasciatelo raffreddare. Sarebbe meglio servirlo in tavola non prima di 24 ore, conservatelo in luogo asciutto e accompagnatelo con un bel calice di passito.

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Torta soffice con salsa di frutti rossi e panna montata

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Torta soffice con salsa di frutti rossi e panna montata

30 agosto 2013: è l’anniversario di matrimonio di mamma e papà. Regalo?? Mmmm è sempre un terno al lotto scegliere qualcosa che possa andare bene, che piaccia e tutti e due e soprattutto che non sia troppo scontato. Quest’anno sono 32 anni di matrimonio, il che significa Nozze di Rame. In più abbiamo ospiti per il weekend e perciò penso che un dolce sarà apprezzatissimo, corredato da un bel bouquet nei toni dell’arancione. Curioso un po’ qua e un po’ là sui vari blog e mi vengono in mente quelle fantastiche torte fresche, con tutti i savoiardi intorno messi in fila come se fossero soldatini…tenuti insieme da un nastro colorato. Ed ecco il risultato!

INGREDIENTI (per una torta per 6/8 persone):

  • 3 dischi di pan di spagna pronto (sorry ma non avevo tempo per farlo homemade)
  • 1 cestino di mirtilli
  • 1 cestino di lamponi
  • 1 cestino di more
  • 2 cestini di fragole
  • 500 ml di panna fresca da montare
  • 1 confezione di savoiardi
  • zucchero di canna grezzo q.b.

Per la bagna al rum:

  • 1 bicchierino di rum bianco
  • 200 ml di acqua
  • 100 gr di zucchero bianco

PROCEDIMENTO:

per prima cosa preparate la bagna al rum: in un pentolino versate l’acqua insieme allo zucchero e scaldate finchè quest’ultimo si sarà sciolto completamente. Dopodiché aggiungete il bicchierino di rum (o se volete anche di altro distillato). Lasciate raffreddare e procedete con l’inzuppare il primo disco di pan di spagna con l’aiuto di un pennello. Se come me volete presentare la torta su un’alzatina o un bel piatto da portata, vi consiglio di comporre la torta direttamente sul supporto scelto.

Montate la panna fresca ben ferma, con l’aiuto delle fruste elettriche. Se la panna sarà ben fredda di frigo sarà più facile ottenere un composto solido. A questo punto farcite il primo disco di pan di spagna con la panna montata e disponete sopra di essa le fragole a fettine. Coprite con il secondo disco di pan di spagna e procedete sempre ad inzuppare per bene anche questo con la bagna al rum.

Mettete i frutti di bosco lavati ed asciugati in una piccola casseruola insieme a 2 cucchiai circa di zucchero di canna grezzo (io ho scelto il Mascobado). Scaldate a fuoco dolce finché i piccoli frutti inizieranno a disfarsi, mescolando di tanto in tanto. Assaggiate e se necessario regolate di zucchero, per non che siano aspri. Quando il composto risulterà abbastanza omogeneo, trasferite la confettura in una fondina e schiacciate con una forchetta i frutti che sono rimasti ancora interi. Se volete potete anche passare il tutto al setaccio per eliminare i semini delle more e dei lamponi: io ho lasciato tutto così perché mi piace sentire le diverse consistenze.

Procedete poi a farcire il secondo disco di pan di spagna prima con la composta di frutti e poi con uno strato di panna montata.

Ricoprite con il terzo ed ultimo disco, bagnatelo sempre con il rum e ultimate con uno strato di composta di frutti di bosco.

Rivestite i bordi della torta con uno strato di panna montata, aiutandovi con una spatola, per far si che faccia da collante per i savoiardi. Tagliate i savoiardi a metà circa: regolatevi facendo delle prove in base all’altezza della vostra torta! Iniziate poi a disporre i savoiardi uno accanto all’altro sul bordo della torta, lasciando il lato con lo zucchero verso la panna.

Infine decorate con qualche fettina di fragola e legate la torta con uno o più nastri di stoffa o di organza, secondo il vostro gusto.

Con questa ricetta partecipo al contest di “Le cosine buone-la torta della domenica”

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Torta della nonna

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Torta della nonna

Siamo a Grado in vacanza, da amici dei miei genitori. Ed ecco che per la sera di Ferragosto Flavia prepara un’eccezionale torta della nonna..mmm! Buonissima, con quella crema al profumo di limone, un grande classico italiano che non passa mai di moda.

Forse penserete che la ricetta non sia poi così semplice, io stessa lo pensavo. E invece..nient’altro che una doppia frolla ripiena di crema pasticcera al limone, decorata con pinoli tostati e zucchero a velo. Ma passiamo ai fatti.

La ricetta di Flavia era quella per il Bimby…io ne ho trovata una per farla “a mano”.

INGREDIENTI (per 6-8 persone):

Per la frolla:

  • 230 gr di farina
  • 125 gr di burro
  • 125 gr di zucchero
  • 1 uovo
  • 1/2 bustina di lievito per dolci sale

Per la crema: 500 ml di latte

  • 50 gr di zucchero
  • 50 gr di farina
  • 3 tuorli
  • scorza di 1 limone

Pinoli per guarnire, zucchero a velo

PROCEDIMENTO:

Preparare la base della torta mescolando lo zucchero con l’uovo, unire poi il burro ammorbidito, la farina, un pizzico di sale e il lievito e impastare fino ad ottenere un panetto liscio ed omogeneo. Copritelo con la pellicola e lasciatelo a riposare in frigorifero una mezz’ora. Nel frattempo preparate la crema: scaldate il latte con la scorza del limone e in una ciotola mescolare lo zucchero con i tuorli, e poi la farina. Aggiungere quindi il latte, togliendo la scorsa di limone, e rimettete sul fuoco fino a che la crema non si addensa, sempre mescolando.

Stendete con il mattarello 3/4 dell’impasto, aiutandovi con la farina o ponendolo tra 2 fogli di carta forno; mettetelo in una tortiera foderata di carta forno e farcitelo con la crema. Stendere la pasta frolla rimasta in una sfoglia molto sottile e usatela per ricoprire la torta, facendo attenzione a non formare buchi nella pasta. Sigillate i bordi aiutandovi con una forchetta, decorate con qualche pinolo e infornate a 180° per 20-25 minuti. Guarnire con lo zucchero a velo e servire.

Plumcake alla cannella

Questo è il più buon plumcake che io abbia mai fatto e soprattutto mai assaggiato! E’ perfetto per la colazione, golosissimo, ben si presta ad essere inzuppato in una tazza di latte e caffè. Facile e veloce, forse forse si potrebbe anche diminuire un pochino la quantità di zucchero, in quanto viene abbastanza dolce..io non sono un’amante dei dolci troppo dolci (scusate la ripetizione!!). Ovviamente la presenza della cannella è abbastanza riconoscibile, quindi lo sconsiglio vivamente a chi non ama questa spezia…ma per chi la adora, beh è la fine del mondo! A pensarci bene, si potrebbero aggiungere all’impasto anche delle mele e perchè no, dell’uvetta sultanina..che con la cannella si sposano perfettamente.

Curiosità: il nome plumcake, ovvero torta di prugne, secondo alcuni studiosi di cucina, si riferisce a un’antica preparazione, simile al porridge, in cui carni di manzo o di montone venivano stufate con uva passa, prugne appunto, vino e spezie. Da piatto quindi di carne solo in epoca vittoriana il plumcake si è trasformato in un dessert così come lo intendiamo oggi e veniva preparato in occasione delle festività natalizie e pasquali. Secondo altri invece il dolce deriva da una preparazione tedesca più simile a una crostata ricoperta di prugne.

INGREDIENTI:

250 gr di farina

250 gr di zucchero

3 cucchiai di zucchero di canna

250 ml di latte

125 gr di burro

2 uova

1 cucchiaio e 1/2 di cannella in polvere

1 bustina di lievito per dolci

PROCEDIMENTO:

Mettete in una terrina la farina setacciata, lo zucchero, il lievito e un cucchiaio di cannella, aggiungete le uova sbattute con il latte, lavorando velocemente con un cucchiaio di legno. Infine incorporate a filo il burro fuso.

Versate i due terzi del composto in uno stampo da plumcake rivestito di carta forno, spolverizzatevi sopra lo zucchero di canna e il mezzo cucchiaio di cannella, ricoprite con il reso del composto e infornate a 180°C per 30 minuti circa.

Fate raffreddare e poi sformate il dolce.

Abbinamento??? UNA SCODELLA DI LATTE BOLLENTE 🙂

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